I Ghirardi giorno dopo giorno / The Ghirardi day after day


La Riserva Naturale Regionale e Oasi WWF dei Ghirardi occupa seicento ettari di prati, boschi e torrenti
nell'alta Val Taro, sull'Appennino parmense.

È la casa di innumerevoli specie di animali, piante e funghi; ospita habitat rarissimi e un paesaggio incantevole.

E muta continuamente col passare delle stagioni.


The WWF for Nature Ghirardi Nature Reserve occupies 600 hectares of meadows, woods and streams

in the upper Taro Valley, on the Parma Appennine Mountains of Italy.

It's the home of countless animal, plants and fungi species; it houses very rare habitats and a charming landscape.

And it change continuously as seasons go.

mercoledì 15 aprile 2009

Aquile e orchidee / Eagles and orchids


Fiori di perastro Pyrus pyraster Wild pear flowers

Sono sceso in pineta alle 15, sotto un cielo azzurro sparpagliato di cumuli bianchi torreggianti. Era caldo, tanto da restare in maglietta. I tronchi grigi dei pini, illuminati dal sole, sembravano scolorire in una illusione di foschia. Mi sono nascosto sotto un cumulo di rami caduti, scrutando i rami alti da dietro i ciuffi densi di aghi scuri. Dopo poco, il bosco si era dimenticato di me.
Cantavano un verdone, un fringuello, un paio di picchi muratori, un rampichino e due luì piccoli. Lontano, dal bosco oltre la pineta, verso valle, si ripeteva ad intervalli la risata del picchio verde. Più vicino, poco insistente, il richiamo di un picchio rosso maggiore. Per un attimo sento il canto impaziente del luì bianco, il primo dell'anno, e poi il lamento del ciuffolotto dall'alto di un pino. Un chiacchericcio di codibugnolo esce dai ginepri.
Al richiamo di un astore mi si rizzano i peli del collo; guardo frenetico attraverso i varchi della chioma, ma l'aspro ripetersi di schiocchi sembra provenire da rami sempre deserti, come se il rapace fosse invisibile. Dopo un po' è di nuovo silenzio.
Un sibilo sommesso annuncia un fiorrancino, che poi si mette a cantare, proprio sopra di me, ignaro della mia presenza. Provo ad attirarlo, sibilando a mia volta, inutilmente. Si avvicina un altro piccolo uccello, lo vedo con la coda dell'occhio, ma sparisce dietro di me, per richiamarlo insisto nel pishing, alzando il tono. Un'ombra attraversa il cielo, e l'astore, un maschio barratissimo, si posa su un albero di fronte. Guarda verso di me senza vedermi, ora le parti si sono scambiate. Se ne sta ritto come un pinguino, molto diverso dai disegni che si trovano sulle guide, la lunga coda puntata verso il basso, la testa piccola e arcigna che si volta a destra e a sinistra, cercandomi. Dopo poco, spalanca il becco e grida, a lungo, squillante e sonoro. Da qualche centinaio di metri risponde la femmina, un verso più flautato e grave, ventriloquo. Non riesco a capire da dove venga, se da valle o da monte.
Risponde anche una poiana, un lamento pigolante che poi diventa il tipico grido acuto, ripetuto e progressivamente più lontano. Senza vederla, la immagino prendere quota sopra la pineta, in lenti cerchi svogliati.
L'astore si è stancato di cercarmi, e riparte, sorvolando il mio nascondiglio. Non si è posato lontano, richiama ancora un paio di volte.
Improvvisamente la temperatura cala, e il lontano stormire delle querce spoglie annuncia il vento. Non faccio in tempo a prevederlo, che arriva rombando come una locomotiva sferragliante, flette i pini in un lamentoso ondeggiare, oscura il bosco d'ombra di cirri. Il bosco s'ammutolisce, solo un pettirosso, zitto fino ad ora, inizia a cantare.
Lascio il bosco di pini, in breve mi affaccio ai prati di san Giovanni. Il cielo è coperto di strati opalescenti, attraverso i quali un pallidissimo sole si fa strada. Tre rondini passano lente, sguazzando nel vento come pesci nel torrente. Un lontano canto di codirosso attira la mia attenzione. Sbinocolo verso il margine della pineta. Lo trovo sulla punta di una quercia, il petto arancio tremolante nell'impeto canoro, sembra una fiammella appiccata alla cima dell'albero.
Sotto di lui, il margine della pineta è una nuvola bianca di fiori di perastro.
Un cuculo canta dal margine del bosco verso Remolà; di là dal torrente, nella parte bassa delle Prebende, pascolano 5 daine.
Cantano un pettirosso, una cinciarella, un merlo, una tordela ed una tottavilla lontana.
Mi incammino verso Costa dei Rossi. Appena fuori dalla sbarra, trovo le prime orchidee dell'anno, cinque fusti di Ophrys sphegodes, verdi e turgide tra i fili d'erba ancora secchi.
Poco oltre, sopra il bosco appena tagliato, passa rapido e silenzioso, appena sopra la punta delle matricine, un enorme biancone, l'aquila dei serpenti.
Ed infine, prima di arrivare alla Costa dei Rossi, spavento un capriolo al margine di una piccola radura. Si allontana sgroppando, poi si ferma a guardarmi curioso dal margine degli alberi. Abbasso il binocolo e resta fermo. Mi inginocchio, e non fugge. Appoggio il treppiede con il tele davanti a me, e mi guarda. Lo inquadro e non si muove. Metto a fuoco e si dilegua, senza lasciarmi scattare.


Ofride verde-bruna Ophrys sphegodes Early spider-orchid

English text coming soon or later. Sorry for the delay.

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