I Ghirardi giorno dopo giorno / The Ghirardi day after day


La Riserva Naturale Regionale e Oasi WWF dei Ghirardi occupa seicento ettari di prati, boschi e torrenti
nell'alta Val Taro, sull'Appennino parmense.

È la casa di innumerevoli specie di animali, piante e funghi; ospita habitat rarissimi e un paesaggio incantevole.

E muta continuamente col passare delle stagioni.


The WWF for Nature Ghirardi Nature Reserve occupies 600 hectares of meadows, woods and streams

in the upper Taro Valley, on the Parma Appennine Mountains of Italy.

It's the home of countless animal, plants and fungi species; it houses very rare habitats and a charming landscape.

And it change continuously as seasons go.

Fauna

Gli ungulati e i carnivori

Uno degli aspetti più vistosi della fauna è dato dai grandi mammiferi, in primo luogo gli erbivori che, per la grande densità, sono di facile osservazione almeno in certi periodi e in certi orari quando escono dal bosco per alimentarsi nei prati e nelle radure. Sembra quasi incredibile pensare che quando l’area è stata sottratta alla caccia, nel 1980, l’animale selvatico più grande che correva su questi prati era la lepre. Oggi, sul far della sera a inizio estate, appostandosi al margine dei prati di San Giovanni e Cassô è facile osservare decine di daini, gruppi femmine con i piccoli dell’anno e , poco distanti, maschi dai grandi palchi palmati seguiti dallo scudiero, un maschio più giovane dai palchi fusiformi. Dai cespugli, furtive escono alcune grosse femmine di cinghiale, seguite da frotte di piccoli nel loro mantello mimetico a righe. Un capriolo maschio, nel fulvo mantello che spicca sul verde delle erbe nuove, pascola in mezzo al prato, incurante del passaggio di una volpe e della baruffa tra due tassi. Una scena che si ripete, ogni volta con qualche particolare differente, ai visitatori che partecipano alle visite guidate notturne che si organizzano da maggio ad agosto.
In ottobre sono i daini a farla da padrone quando tutta la popolazione che occupa il territprio tra Bporgo Val di Taro e Compiano converge sulla riserva per la riproduzione. Maschi, femmine e giovani si accalcano nei lek, arene di bramito e di scontro ben evidenti per il calpestio nei prati, e da ben prima dell’alba fino a quando il sole è alto nel cielo i palanconi, maschi adulti dalle grandi pale, “ruttano” rumorosamente per attrarre le femmine. Regolarmente tra i maschi più intraprendenti scoppiano duelli, ed i cozzi delle pale riecheggiano nelle valli addormentate ed immerse nelle brume mattutine.
Tutta questa ricchezza di erbivori attira naturalmente il predatore principe dell’Appennino, il lupo, di cui non è difficile trovare orme e tracce di predazione che, pur raramente, è stato anche osservato.

Gli uccelli

 Sono oltre 70 le specie che dal 1983 hanno nidificato almeno una volta nel territorio della Riserva, di cui ben 7 di rapaci notturni: poiana, sparviere, astore, lodolaio, gheppio, falco pecchiaiolo e biancone, questi ultimi due specie di importanza comunitaria. Nei mesi primaverili molti di questi uccelli marcano il territorio con evoluzioni aeree: voli a festone, loop, applausi, volteggi, un comportamento vistoso e caratterizzante la Riserva tanto da diventarne segno distintivo nel suo logo.
Altri uccelli nidificanti ai Ghirardi sono specie di importanza comunitaria: la tottavilla, una piccola allodola tipica delle radure boschive, qui presente con un numero elevato di coppie, ben 24 contate nel 2014; il succiacapre, un notturno cacciatore di falene che nidifica nei calanchi e nei terrazzi fluviali (8 coppie); l’averla piccola, un passeriforme cacciatore di grossi insetti e lucertole che nidifica in siepi e cespuglieti, in grande calo a livello continentale ma ancora comune in appennino, e presente con 13 coppie.
Ma la specie nidificante più numerosa nel territorio della Riserva, più di specie comuni e diffuse ovunque come capinera e fringuello, è un piccolo silvide che giunge ogni anno dall’Africa per costruire il nido alla base di cerri e roverelle nei boschi luminosi e caldi: il luì bianco. Questa specie, considerata rara a livello nazionale, presenta densità elevatissime ed è stimato essere presente con almeno 75 coppie negli anni favorevoli.

La fauna minore


50 specie di farfalle diurne, 15 di libellule, 13 di cinipedi galligeni, un ragno-botola mediterraneo del genere Nemesia, sono solo alcuni dei primi risultati delle ricerche sugli invertebrati attivate di recente. Particolarmente interessante è la presenza di numerose roverelle ultrasecolari, alcune delle quali schiantate al suolo e lasciate indisturbate, che costituiscono un habitat ormai rarissimo per gli insetti saproxilici, legati al legno morto o deperiente. Tra questi, due specie di interesse comunitario, il cervo volante, le cui larve si sviluppano nel corso di molti anni nel terreno sotto il legno di quercia marcescente, e il cerambicide della quercia, legato invece agli alberi secolari ancora viventi. Restando alle sole specie di importanza comunitaria, ricordiamo il tritone crestato italiano, in grave calo numerico negli ultimi dieci anni, ma che la recente costruzione di stagni artificiali ha favorito, con la nascita a centinaia di nuovi esemplari; ed i pesci vairone e barbo canino, il primo molto comune nel Rizzone, il secondo presente ma in pochissimi esemplari.


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