I Ghirardi giorno dopo giorno / The Ghirardi day after day


La Riserva Naturale Regionale e Oasi WWF dei Ghirardi occupa seicento ettari di prati, boschi e torrenti
nell'alta Val Taro, sull'Appennino parmense.

È la casa di innumerevoli specie di animali, piante e funghi; ospita habitat rarissimi e un paesaggio incantevole.

E muta continuamente col passare delle stagioni.


The WWF for Nature Ghirardi Nature Reserve occupies 600 hectares of meadows, woods and streams

in the upper Taro Valley, on the Parma Appennine Mountains of Italy.

It's the home of countless animal, plants and fungi species; it houses very rare habitats and a charming landscape.

And it change continuously as seasons go.

giovedì 30 aprile 2009

Un giorno di pioggia, sole e rapaci / A day of rain, sun and raptors


Orchis morio e Anthillis vulneraria Green-winged Orchid and Kidney vetch

Sono entrato nell'Oasi da Porcigatone verso le 11.30, dopo ore di pioggia sferzante e di temperatura gelide, quando le nubi si sono squarciate, iniziando da ovest, ed il sole si è riversato sulla valle bianco e bruciante.
Brillanti e madide di pioggia, nel prato davanti alla chiesa di peoicigatone splendevano decine e decine di Orchis morio, intrecciate ai fiori della vulneraria. Gialli e rosa, poco più avanti, sotto i castagni, erano pochi scapi di Dactylorhiza sambucina. All'ingresso dell'Oasi, dopo Case Paganini, il sottobosco, luminoso sotto i pochi alberi rimasti dopo il taglio dello scorso anno, è intessuto di bianchi Anemone trifolia e sporadiche superstiti fegatelle.
Mi sono seduto sulla balconata di roccia affacciata sul canal Guasto. Di fronte, il M. Pelpi emergeva dalle nubi spazzate via da un vento lontano e non percepiblie a terra, verde in alto del colore delle nuove tenere foglie dei faggi, marrone in basso dei rami ancora spogli dei castagni. Lo stesso verde tenero era sotto di me, sotto lo strapiombo ai miei piedi, il verde delle foglie di un faggio, quasi alieno a quote così basse, che emergeva tra i carpini neri appena ornati di gemme.
Il ritorno del sole dopo la pioggia inodnava il bosco di canti di uccelli. Codirossi, cuculi, fringuelli, capinere, rampichini,cinciallegre. Improvviso, il roco gracidio di due gruccioni ha portato un brivido d'estate, subito passato con il loro allontanarsi.
Mi sono fermato al margine del primo prato. Una tottavilla cantava imvisibile, ma ad attirare il mio sguardo sono stati tre piccoli uccelli sul ramo nudo di una quercia. Li ho inquadrati nel cannocchiale. I piccoli petti color camoscio striati di nero brillavano al sole. Tre prispoloni, pronti ad occupare li loro territorio qui nell'Oasi, così fuori posto, così troppo in basso quanto il solitario faggio del Canal Guasto.
Nelle nubi squarciate ho visto volare quattro rapaci. Erano i primi pecchiaioli dell'anno, non ancora quelli che si fermeranno a a nidificare qui, bensì individui nella loro migrazione verso nord. Il loro passaggio ha suscitato la curiosità di una poiana, che ha lasciato un albero sul remolà per seguirli, stando più bassa di qualche centianaio di metri. Dopo un po', esaurita la curiosità, è tornata indietro.
Le pietre bagnate dei tetti di Case Ghirardi mandavano barbigli di luce riflessa. Intorno alle case, i prati erano colorati dai primi fior di cuculi, dal blu della prima salvia, da migliaia di ranuncoli gialli e centinaia di bianchi fiori di latte di gallina. C'era un indaffarato movimento di uccelli, gli stessi del bosco vicino al burrone, ed in più cincebigie, picchi muratori, torcicolli, zigoli neri, cardellini, luì piccoli, cardellini, merli, storni e cornacchie.
Strane nubi lenticolari si avvolgevano a spirale nel cielo, come dischi volanti pronti ad invadere la valle. Indifferente alla immaginata invasione, un gheppio ha attraversato il cielo, da est verso ovest, disegnando ghirigori fino a scomparire dietro ad una delle grandi querce.
Sono sceso lungo il sentiero marcato di rosso, fino alla panchina. Mi sono seduto per terra, le gambe verso il calanco, e ho puntato il cannocchiale verso il Pelpi. Nel tondo di cielo c'erano 6 pecchiaioli in migrazione ed un altro rapace più grande, immobile nel vento.
Biaco, con la gola scura e una M chiara nelle grandi ali marroni, un biancone guardava da centinaia di metri d'altezza i prati a monte di Strela. L'ho seguito a lungo, anche quando è sparito dietro la costa di Ca' Cigolara, apparentemente diretto al bosco ai piedi del monte ho aspettato e l'ho visto tornare. È stato più o meno nello stesso posto per oltre mezz'ora. Me ne sono andato io prima di lui.
Scendendo verso il Remolà, sopra la riva coperta di ginestre, doveva esserci una bolla di moscerini, perchè alcune rondini, un balestruccio ed un paio di rondoni sfrecciavano avanti e indietro in pochi metri cubi d'aria, entro invisibili confini che avevano cura di non valicare.
Il Remolà era gonfio d'acqua, e non mi sono bastati due salti per attraversarlo. Sulle rive i piccoli boccioli gialli rivolti all'ingiù della consolida erano prossimi ad aprirsi.
Con buona lena mi sono inerpicato sulla costa di Ca' Segalè, punteggiata di decine e decine di scapi di Orchis purpurea, ancora tutti chiusi. Intorno alle case cantavano un versone, un codirosso, uno storno e, altissima sul prato, una tottavilla.
Alla sbarra (erano le 16) mi ha salutato il canto di un luì bianco.


I prati dei Ghirardi guardando verso Ca' Segalè e la Val Gotra Ghirardi meadows looking to Ca' Segalè and Gotra Valley

Text in English as soon as possible...

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